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Il Centro di Riciclo fa concorrenza all’inceneritore

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Che fine fanno i nostri rifiuti? Quelli fortunati finiscono in un centro di raccolta e smistamento dove vengono selezionati e inviati alle aziende che li utilizzano nuovamente come materie prime. Il Centro di Riciclo di Vedelago fa questo e non solo: utilizza ciò che rimane dalla selezione e lo “macina” in modo da produrne mattoni, fioriere e dare nuova vita anche a ciò che “normalmente” finirebbe in inceneritore e discarica.

Recentemente l’Associazione “Amici di Beppe Grillo di Pordenone” ha organizzato una visita al Centro di Riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso, per capire come questa Azienda gestisca la “questione rifiuti” per numerosi comuni veneti.
Al Centro  arrivano ogni giorno, dal lunedì al sabato, una media di 100 tonnellate di rifiuti (plastica, vetro, legno, ferro, alluminio, cartone).
Questo materiale ha origine dalla raccolta differenziata effettuata dalle Amministrazioni Locali o da aziende private.
In Italia esistono 25 impianti di questo tipo, solo tre sono privati, gli altri gestiti da aziende municipalizzate.
Il più grande centro di riciclo europeo si trova in Olanda.
iò che ci ha spinti ad andare a visitare il centro, oltre al livello nazionale che ha raggiunto l’azienda (il terzo impianto in Italia per quantità di prodotto selezionato e il primo per qualità), è anche e soprattutto il nuovo sistema adottato per il recupero di quel materiale che normalmente arriva al Centro ma che non può essere conferito alle aziende che materialmente riutilizzano il rifiuto come materia prima, perché non conforme alle caratteristiche richieste dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e dal Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica (COREPLA).
Ricordiamo che mediamente circa il 20% del materiale che arriva al centro è errato (per incuria o negligenza dei cittadini o di chi si occupa dell’organizzazione della raccolta) e che parte di quanto arriva ha caratteristiche non idonee ad essere recuperato. Questo per un centro che si occupa della differenziazione e della redistribuzione dei rifiuti diventa un problema, dovendo essere smaltito in discarica comportando costi non indifferenti.
I materiali che quotidianamente arrivano al Centro, a loro volta differenziati per categoria, vengono consegnati alle aziende che riutilizzano il nostro rifiuto come materia prima per la realizzazione di nuovi materiali (non all’incenerimento o in discarica).
Legno e cartone vengono selezionati manualmente nella primissima fase di differenziazione.
Meccanicamente invece vengono selezionati vetro, ferro e alluminio, che a loro volta vengono venduti direttamente, come il legno e il cartone, ai clienti per mezzo di gare e/o compravendita privata.
Il lavoro più lungo e impegnativo è dato invece dalla suddivisione certosina e manuale della plastica, attraverso una selezione spinta che differenzia in:
- flaconi/bottiglie bianche e trasparenti in PET,
- flaconi/bottiglie colorate in PET,
- parti leggere,
- parti di piccole dimensioni.
Mentre i primi due tipi rientrano nel mercato come materia prima, gli ultimi due diventano i protagonisti del nuovo trattamento all’interno del Centro

Parliamo quindi di come viene trattato il materiale non vendibile e non riciclabile (secondo i canoni imposti dalla legge e da CONAI - COREPLA).
L’impianto, frutto di una collaborazione continuativa con l’Università di Padova, è stato installato nel settembre 2007 (prima il Centro spendeva circa 50.000 – 60.000 euro al mese per lo smaltimento tradizionale: discarica o incenerimento).
In esso vengono introdotti tutti i rimasugli di piccole dimensioni (plastica o carta) e la plastica leggera che non è definibile come imballaggio. All’interno dell’impianto questo materiale viene fatto passare attraverso un trituratore primario e successivamente attraverso un densificatore che sostanzialmente strizza il materiale tra due rulli. Tale compressione determina un surriscaldamento della plastica (a circa 180°C); ne deriva una massa grigiastra che viene fatta nuovamente passare attraverso un secondo trituratore e raffreddatore. Il prodotto che ne deriva (una specie di sabbia di grossa granulometria) viene rivenduto a prezzi competitivi ad aziende per essere utilizzato per lo stampaggio plastico (es: schienali di sedie, pallet, panchine e vasi) o per l’edilizia (mattoni, pali,…).
Questo sistema permette quindi di dare nuova vita a ciò che altrimenti sarebbe stato semplicemente un qualcosa di cui disfarsi attraverso incenerimento e discarica, con conseguenti costi per la collettività.

Uno dei problemi gestionali che saltano all’occhio in una visita ad un centro come questo è anche la differenza con cui ogni comune gestisce la raccolta dei rifiuti: la fantasia degli amministratori locali (o peggio la finalità oscura per cui la raccolta differenziata viene avviata: incenerimento da una parte o riciclo dall’altra), crea ovviamente confusione nella cittadinanza e difficoltà gestionale nei centri di riciclo.
Secondo quanto affermato dalla portavoce dell’Azienda il sistema “porta a porta” ad esempio responsabilizza maggiormente i cittadini rispetto ai bidoni in strada.
Inoltre la molteplicità e l’ambiguità delle tipologie di imballi e confezioni spesso crea confusione nei cittadini, che conseguentemente non conferiscono i rifiuti in maniera corretta.
Durante questa visita, che consigliamo a tutti (previo appuntamento i gestori del Centro sono a disposizione per visite guidate anche a scolaresche), ci sono stati chiariti diversi dubbi, e ci è stata data la possibilità di ragionare su questioni tutte italiane, come le perplessità che esprimiamo di seguito.
Ci chiediamo perché in Italia molti oggetti in plastica, anche se materialmente identici a una bottiglia o a un flacone, non possono essere riciclati (secchi, piatti e posate in plastica, ecc…), in quanto per legge solo ciò che il consorzio nazionale riconosce come imballaggio può essere riciclato e usufruire del contributo che il produttore paga (indirettamente noi cittadini al momento dell’acquisto) per immetterlo nel mercato. Stesso discorso vale ad esempio per il Tetrapak, che, anche se spacciato per cartone riciclabile, in realtà non viene riutilizzato dalle cartiere perché troppo costoso e inquinante dividere la parte riciclabile dalla pellicola interna… ma la pubblicità ci dice che il Tetrapak è amico dell’ambiente!!!
Infine, visto che ai Comuni, una volta accertate le quantità e le qualità dei materiali destinati al riciclo, viene riconosciuto il contributo CONAI (indirettamente pagato da noi cittadini al momento dell’acquisto di un qualsiasi bene confezionato in un contenitore: acqua in bottiglia, detersivi, alimentari…), due considerazioni sorgono spontanee:

  1. il Comune, almeno in una percentuale, non ci perde, ma ci guadagna nel mandare a riciclo, piuttosto che a discarica, quindi, perché tanta reticenza nell’organizzare una seria raccolta differenziata?

  2. nel caso in cui i cittadini non riciclassero (o piuttosto differenziassero per poi mandare tutto quel che brucia meglio a incenerimento o termovalorizzazione), i soldi non uscirebbero dai vari consorzi, e quindi, chi glielo fa fare al consorzio stesso di incentivare la raccolta differenziata?

Linda



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Commenti
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victor  - centro riciclo   |151.48.59.xxx |2009-06-06 12:15:59
Sono Victor dei GrilliTreviso e mi piacerebbe avere il vostro filmato del Centro
riciclo.
Conosco Carla Poli ed è una grande.

Ciao
Victor
Cavaliere
GrilliTreviso
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