
Conferenza Dibattito
ZERO RIFIUTI
Interverrà
il Professor Paul Connett Paul Connett
Docente di. Chimica della St.Lawrence University
Domenica 27 gennaio 2008
Inizio ore 20:30
Presso
La sala piccola dell'ex convento di San Francesco
- Piazza della Motta -
PORDENONE
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Scarica e distribuisci il volantino della conferenza
Aggiornamento del 2/2/08:
Sono disponibili le diapositive proiettate durante la conferenza “Rifiuti Zero”.

Che fine fanno i nostri rifiuti? Quelli fortunati finiscono in un centro di raccolta e smistamento dove vengono selezionati e inviati alle aziende che li utilizzano nuovamente come materie prime. Il Centro di Riciclo di Vedelago fa questo e non solo: utilizza ciò che rimane dalla selezione e lo “macina” in modo da produrne mattoni, fioriere e dare nuova vita anche a ciò che “normalmente” finirebbe in inceneritore e discarica.
Recentemente l’Associazione “Amici di Beppe Grillo di Pordenone” ha organizzato una visita al Centro di Riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso, per capire come questa Azienda gestisca la “questione rifiuti” per numerosi comuni veneti.
Al Centro arrivano ogni giorno, dal lunedì al sabato, una media di 100 tonnellate di rifiuti (plastica, vetro, legno, ferro, alluminio, cartone).
Questo materiale ha origine dalla raccolta differenziata effettuata dalle Amministrazioni Locali o da aziende private.
In Italia esistono 25 impianti di questo tipo, solo tre sono privati, gli altri gestiti da aziende municipalizzate.
Il più grande centro di riciclo europeo si trova in Olanda.
iò che ci ha spinti ad andare a visitare il centro, oltre al livello nazionale che ha raggiunto l’azienda (il terzo impianto in Italia per quantità di prodotto selezionato e il primo per qualità), è anche e soprattutto il nuovo sistema adottato per il recupero di quel materiale che normalmente arriva al Centro ma che non può essere conferito alle aziende che materialmente riutilizzano il rifiuto come materia prima, perché non conforme alle caratteristiche richieste dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e dal Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica (COREPLA).
Ricordiamo che mediamente circa il 20% del materiale che arriva al centro è errato (per incuria o negligenza dei cittadini o di chi si occupa dell’organizzazione della raccolta) e che parte di quanto arriva ha caratteristiche non idonee ad essere recuperato. Questo per un centro che si occupa della differenziazione e della redistribuzione dei rifiuti diventa un problema, dovendo essere smaltito in discarica comportando costi non indifferenti.
I materiali che quotidianamente arrivano al Centro, a loro volta differenziati per categoria, vengono consegnati alle aziende che riutilizzano il nostro rifiuto come materia prima per la realizzazione di nuovi materiali (non all’incenerimento o in discarica).
Legno e cartone vengono selezionati manualmente nella primissima fase di differenziazione.
Meccanicamente invece vengono selezionati vetro, ferro e alluminio, che a loro volta vengono venduti direttamente, come il legno e il cartone, ai clienti per mezzo di gare e/o compravendita privata.
Il lavoro più lungo e impegnativo è dato invece dalla suddivisione certosina e manuale della plastica, attraverso una selezione spinta che differenzia in:
- flaconi/bottiglie bianche e trasparenti in PET,
- flaconi/bottiglie colorate in PET,
- parti leggere,
- parti di piccole dimensioni.
Mentre i primi due tipi rientrano nel mercato come materia prima, gli ultimi due diventano i protagonisti del nuovo trattamento all’interno del Centro
Parliamo quindi di come viene trattato il materiale non vendibile e non riciclabile (secondo i canoni imposti dalla legge e da CONAI - COREPLA).
L’impianto, frutto di una collaborazione continuativa con l’Università di Padova, è stato installato nel settembre 2007 (prima il Centro spendeva circa 50.000 – 60.000 euro al mese per lo smaltimento tradizionale: discarica o incenerimento).
In esso vengono introdotti tutti i rimasugli di piccole dimensioni (plastica o carta) e la plastica leggera che non è definibile come imballaggio. All’interno dell’impianto questo materiale viene fatto passare attraverso un trituratore primario e successivamente attraverso un densificatore che sostanzialmente strizza il materiale tra due rulli. Tale compressione determina un surriscaldamento della plastica (a circa 180°C); ne deriva una massa grigiastra che viene fatta nuovamente passare attraverso un secondo trituratore e raffreddatore. Il prodotto che ne deriva (una specie di sabbia di grossa granulometria) viene rivenduto a prezzi competitivi ad aziende per essere utilizzato per lo stampaggio plastico (es: schienali di sedie, pallet, panchine e vasi) o per l’edilizia (mattoni, pali,…).
Questo sistema permette quindi di dare nuova vita a ciò che altrimenti sarebbe stato semplicemente un qualcosa di cui disfarsi attraverso incenerimento e discarica, con conseguenti costi per la collettività.
Uno dei problemi gestionali che saltano all’occhio in una visita ad un centro come questo è anche la differenza con cui ogni comune gestisce la raccolta dei rifiuti: la fantasia degli amministratori locali (o peggio la finalità oscura per cui la raccolta differenziata viene avviata: incenerimento da una parte o riciclo dall’altra), crea ovviamente confusione nella cittadinanza e difficoltà gestionale nei centri di riciclo.
Secondo quanto affermato dalla portavoce dell’Azienda il sistema “porta a porta” ad esempio responsabilizza maggiormente i cittadini rispetto ai bidoni in strada.
Inoltre la molteplicità e l’ambiguità delle tipologie di imballi e confezioni spesso crea confusione nei cittadini, che conseguentemente non conferiscono i rifiuti in maniera corretta.
Durante questa visita, che consigliamo a tutti (previo appuntamento i gestori del Centro sono a disposizione per visite guidate anche a scolaresche), ci sono stati chiariti diversi dubbi, e ci è stata data la possibilità di ragionare su questioni tutte italiane, come le perplessità che esprimiamo di seguito.
Ci chiediamo perché in Italia molti oggetti in plastica, anche se materialmente identici a una bottiglia o a un flacone, non possono essere riciclati (secchi, piatti e posate in plastica, ecc…), in quanto per legge solo ciò che il consorzio nazionale riconosce come imballaggio può essere riciclato e usufruire del contributo che il produttore paga (indirettamente noi cittadini al momento dell’acquisto) per immetterlo nel mercato. Stesso discorso vale ad esempio per il Tetrapak, che, anche se spacciato per cartone riciclabile, in realtà non viene riutilizzato dalle cartiere perché troppo costoso e inquinante dividere la parte riciclabile dalla pellicola interna… ma la pubblicità ci dice che il Tetrapak è amico dell’ambiente!!!
Infine, visto che ai Comuni, una volta accertate le quantità e le qualità dei materiali destinati al riciclo, viene riconosciuto il contributo CONAI (indirettamente pagato da noi cittadini al momento dell’acquisto di un qualsiasi bene confezionato in un contenitore: acqua in bottiglia, detersivi, alimentari…), due considerazioni sorgono spontanee:
il Comune, almeno in una percentuale, non ci perde, ma ci guadagna nel mandare a riciclo, piuttosto che a discarica, quindi, perché tanta reticenza nell’organizzare una seria raccolta differenziata?
nel caso in cui i cittadini non riciclassero (o piuttosto differenziassero per poi mandare tutto quel che brucia meglio a incenerimento o termovalorizzazione), i soldi non uscirebbero dai vari consorzi, e quindi, chi glielo fa fare al consorzio stesso di incentivare la raccolta differenziata?
Linda

Ciò che vorrei raccontarvi sono le mie prime impressioni della visita che è stata organizzata questo fine settimana (26/27/28 Settembre) dai nostri amici del gruppo Beppe Grillo di Pordenone a cui non potevo mancare e che ringrazio. Cosa porto a casa di cosi importante? Chi conosce questa storia forse lo sa gia, anche la trasmissione Report tempo fa ce l’aveva raccontata, ma vi posso garantire che di persona fa proprio un’altro effetto. Schoneau è un esempio di democrazia cittadina, di risparmio energetico, e di ecosostenibilità. Tutta questa incredibile storia che ha coinvolto questa cittadina, è partita dal trovare una soluzione al nucleare dopo l’incidente di Cernobyl del 1986 e si basa su tre colonne portanti: energie rinnovabili, cogenerazione e risparmio energetico. Il miglior consumo è sempre il risparmio energetico, detto questo si è cercato di capire quale fosse il metodo migliore per sfruttare al meglio la produzione di energia. Da un semplice principio di fisica, si è capito che la produzione di energia elettrica, implica anche due terzi di produzione di calore (Vi voglio ricordare che il progetto è italiano lo ha inventato un ingegnere della Fiat che si chiama Mario Palazzetti ancora nel 1973). Le centrali nucleari oltre al fatto sconveniente di costare tanto denaro, di richiedere tempi molto lunghi di ammortamento e di produrre scorie molto pericolose, perdono la parte di calore che viene generata, che deve necessariamente essere riprodotta utilizzando altro combustibile fossile. Se prendiamo invece in considerazioni sistemi più piccoli e decentralizzati come dei cogeneratori oltre a produrre energia elettrica, sfruttiamo anche i 2/3 di calore per riscaldare le nostre case, rilasciando nell’atmosfera molto meno co2. Questa soluzione deve essere temporanea per investire e sfruttare appieno le vere energie rinnovabili come il sole, l’acqua, il vento, le biomasse. Detto ciò vi lascio alla foto più rappresentativa di questo posto, che esprime tutto l’impegno che è stato fatto di informazione, di democrazia e di partecipazione e di risparmio energetico di questo luogo, senza contare la dura lotta contro le lobby del nucleare e del petrolio. Una chiesa con un tetto pieno di fotovoltaici che ha un grande significato perchè è riuscita anche a trovare una forte unione anche fra sindaco parroco e cittadini che sono stati unanimi nel concordare che questa era la scelta giusta. Simone Bernabè - Amici di Beppe Grillo di Villafranca
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Salve a tutti, mi chiamo Enrico e vivo in “quel” di Roveredo in Piano (Pn) dallo scorso 20 ottobre 2007.
Il giorno 10.12.2007 mi sono incontrato con l’Ass. comunale all’Ambiente sig. Carpeggiani per proporre un’iniziativa relativa all’incentivazione nell’uso dei pannolini ecologici.
All’incontro, avvenuto lunedì mattina, (ho preso un giorno di ferie in quanto l’Assessore riceve dalle 10.00 alle 11.00 una volta a settimana) sono rimasto piacevolmente colpito … e credo anche lui; infatti … dei pannolini ne aveva sentito parlare e da qualche settimana, insieme al personale, si stanno informando sulle loro caratteristiche, tant’è che mi aveva scambiato per un rappresentante . ….
Risolto l’equivoco, l’Assessore mi ha spiegato che è intenzionato a creare un progetto sull’utilizzo nel nuovo asilo nido comunale (sarà ultimato a fine settembre … completamente realizzato in architettura eco-sostenibile) di tale surrogato.
A questa notizia …. con la mia faccia sorridente….è scattata una semplice domanda ….: “ma non è meglio incentivare le famiglie stesse all’acquisto dei pannolini e non imporne l’utilizzo ai loro figli al nido ?”
La mia osservazione parte dalla semplice riflessione che non tutte le famiglie portano i propri figli all’asilo nido.
Pertanto ho osservato che è utile il loro utilizzo nei servizi pubblici, ma a monte ci deve essere un movimento combinato tra:
1. una campagna informativa diffusa;
2. un sistema d’incentivazione economico.
All’incontro ho ribadito che se ci saranno degli sgravi economici alla T.A.R.S.U., oppure un rimborso del 50% sul costo della fornitura di detti pannolini, la sensibilità delle famiglie ne terrà conto, avvicinandosi a questo tipo di prodotto.
Comunque, come mi aspettavo, mi ha rassicurato che i tempi saranno lunghi per portare in porto questa iniziativa, pur ribadendone la sua importanza in termini di rifiuto prodotto e di salute del neonato.
MA ALLORA …. SE HO PROPOSTO UNA BUONA IDEA, PERCHE’ MI RISPONDONO COSI’, VISTO E CONSIDERATO CHE NE TRARREBBE UN BENEFICIO ANCHE IL COMUNE ???
Dopo aver discusso di pannolini, siamo passati all’argomento rifiuti, riconoscendo che comunque il comune di Roveredo porta avanti iniziative interessanti, tra queste “Puliamo il Mondo” e all’inizio di ogni anno spedisce alle famiglie residenti un calendario con tutte le informazioni utili per la separazione del rifiuto e le date della raccolta porta a porta di particolari rifiuti.
Comunque …. non è tutt’oro quello che luccica … infatti ho rilevato all’Assessore che nel territorio comunale vi è una scarsità di campane per la raccolta differenziata e lui mi ha risposto spiegandomi come la cittadinanza sia maleducata quando si tratta di rifiuti.
DA UN LATO SONO CONTENTO DELLE INIZIATIVE, DALL’ALTRO SONO SCONTENTO DEL NUMERO DEI LUOGHI IN CUI CONFERIRE I RIFIUTI !!! - HO CAPITO CHE E’ UN ARGOMENTO DI DIFFICILE SOLUZIONE.
Terminato anche questo argomento, siamo passati ai problemi di viabilità ..in questo Comune ce ne sono parecchi.. è stato un dibattito molto interessante …… ma sono già andato troppo fuori tema.
ARGOMENTO DELICATO ….
Speriamo bene … a presto.
Enrico M. – Futuro Papà
Dal Gazzettino:
Scopo della riunione, rinforzare il dialogo tra diverse realtà locali che stanno perseguendo, attraverso lotte più o meno particolari, obiettivi condivisi per unire le forze e per organizzare nei prossimi mesi progetti in comune.
Attraverso le testimonianze dei rappresentanti dei vari gruppi è stato fatto un excursus virtuale del territorio, sono state messe a fuoco le attuali condizioni dei luoghi in cui viviamo, disseminati di discariche e cave, zone industriali nuove e programmate senza visione obiettiva delle reali necessità, cementifici, inceneritori, impianti di trattamento di rifiuti spesso sovradimensionati, attraversati da strade e autostrade, sorvolati da jet, feriti da impianti sciistici e attrezzature ingombranti, e sono state valutate le risorse a disposizione.
È stato convenuto che gli amministratori locali vecchi e nuovi (ma sempre guidati da cadenti logiche partitiche) spesso non hanno una visione reale del territorio e non riescono ad interpretare le proposte di nuovi insediamenti con gli occhi di chi poi ci deve convivere, mentre invece molto spesso sono accecati dalla sete di potere e, perché no, dai ritorni economici particolari che ne derivano.
I presenti si son detti concordi che con il modello di “sviluppo” avuto finora, e con l'attuale programmazione per il futuro, stiamo deturpando irrimediabilmente il nostro territorio, con ripercussioni non solo sull’ambiente e sul paesaggio, ma anche sulla salute nostra e, specialmente, dei nostri figli.
Consapevoli che le azioni di protesta fini a se stesse sono sterili e inutili e non portano mai a risultati condivisi, i comitati e le associazioni riunite hanno deciso di metter in rete le diverse esperienze per migliorare e rendere più incisiva l'azione sul territorio e per conseguire una crescente credibilità nei confronti di una sempre più ampia platea di interessati.
La mission comune a tutti è di essere sempre vicini ai problemi reali, di informare con trasparenza e di dare così uno scossone ai nostri rappresentanti, cui deve essere ricordato che rappresentano noi e non i partiti o le varie lobby e che devono perseguire i nostri interessi.
Tra i componenti i vari sodalizi vi sono forze attente a una grande varietà di problematiche, persone competenti, e questo permetterà di articolare una serie di proposte di miglioramento con l’attenzione necessaria a quante più esigenze possibili.
i comitati e le associazioni riunite
Aria Nostra
Cittadini per il Comune di Aviano
Cittadini per Budoia
Cittadini per Polcenigo
Comitato BastaCemento
Comitato per la salvaguardia del Monte San Lorenzo
Comitato Santa Lucia di Budoia
Coordinamento provinciale strategie gestione rifiuti
GAS di Casarsa
Liberi Cittadini Pensanti
Legambiente
PordenoneGrilla.it
WWF






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