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LUPUS IN FABULA….???

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Visita all’inceneritore Mistral di Spilimbergo
A volte è veramente difficile capire chi è il ‘buono’ e chi il ‘cattivo’...
...chi va messo in riga e chi invece fa del suo meglio e più nel rispetto del prossimo...

Venerdì 12 OTTOBRE 2007 noi Grillini pordenonesi ci siamo recati insieme a Gino Trevisan di ‘Arianostra’ (ma grillino pure lui!!) a vedere l’inceneritore Mistral di Spilimbergo.
La visita è durata circa 2 ore ma ho capito solo verso la fine della visita che sul conto di questo impianto c’era ben poco da indagare o ‘scoperchiare’... contrariamente alle aspettative. Il privato gestore ......., che ci ha spiegato ( o quanto meno.. ‘provato’ a spiegare.. data la nostra limitata capacità di assorbire conoscenza su temi così specifici e complessi..!!) con doverosa e apprezzabile pazienza il funzionamento del termovalorizzatore, è stato a un certo punto ‘messo all’angolo’ (anche letteralmente..) da alcuni di noi.. che forse un pò stufi di non capire nulla o poco su quanto si volesse realmente sapere hanno cominciato a porre domande molto dirette e specifiche; e hanno ricevuto risposte altrettanto specifiche e trasparenti.. sebbene forse non proprio felici.
Questo inceneritore è a norma di legge in tutto e per tutto; e questo perchè in passato, dopo un grosso scandalo a sue spese del 2003 in cui l’ARPA ha riscontrato valori di diossina 160 volte superiori rispetto ai limiti consentiti dalla CE, e su pressione di comitati e associazioni locali ambientali (tra cui proprio ‘Arianostra’) che hanno fatto una sorta di operazione ‘Fiato sul collo’, ha dovuto rivedere tutta la propria condotta e funzionalità produttiva sul piano del recupero dei rifiuti urbani e ospedalieri, configurandosi oggi come un impianto addirittura all’avanguardia.

Non che non faccia danni attenzione... le cosiddette nano-particelle tanto dannose le produce anch’esso... ma inoltrandoci con curiosità e voglia di capire tra le dinamiche della questione abbiamo colto anzitutto che ne produce in quantità molto limitata, e con un’attenzione scrupolosa nelle emissioni che va premiata (hanno addirittura comprato un strumento tedesco di filtraggio e controllo del valore di 200.000 eu che molti impianti pubblici non hanno perchè lo stato non può permetterseli..), e poi che queste nano-particelle per quanto riguarda i rifiuti ospedalieri non possono al momento essere evitate e filtrate da nessuna apparecchiatura esistente al mondo.
Montanari propone delle alternative per quanto concerne i rifiuti urbani (e su questo dovremo approfondire a dovere..) ma non su quelli ospedalieri; che sono ciò di cui deve occuparsi il Termovalorizzatore Mistral in questione.

Inoltre, e qui mi sono sentita meno disorientata perchè in sintonia con quanto oramai sempre meno mi sorprende, il vero problema nella produzione di nano-particelle (quelle che causano i tumori e le nuove malattie da inquinamento da cui Grillo ci vuole mettere in guardia) sono le centrali pubbliche di produzione di energia elettrica (quindi l’Enel per capirci o le centrali a carbone) o fabbriche quali i terrificanti cementifici (che inquinano in merito molto di più..).. per non parlare del fatto che anche il semplice fumo che esce dalle nostre macchine produce emissioni notevoli di nano-particelle per combustione della benzina.
Non certo impianti del genere che fanno il possibile per non inquinare nei limiti delle loro possibilità.
O almeno questo è quanto ci è stato spiegato durante la visita.
Naturalmente ci riserveremo il diritto di documentarci ulteriormente, e di invitare il gent. Sign.....a un incontro con noi e alcuni specialisti del settore per formarci ulteriormente sull’argomento.

La visita è stata molto utile secondo me, perchè è stato un reale diretto approccio al problema dei rifiuti; ora quanto mi auguro per il futuro è riuscire a fare ‘ispezioni’ laddove di certo c’è bisogno maggiore della nostra voglia di cambiare ciò che non va. Insomma non era questo il lupo...
...ma restiamo nella favola... e continueremo a cercare...


Un grazie a Gino Trevisan intanto per la solerzia e disponibilità che ha dimostrato.
E i complimenti a quelli che come lui sanno essere ‘ efficienti pacifici rompiscatole’..

Conferenza Dibattito “Zero Rifiuti”

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Viviamo in questo pianeta come se ne avessimo un altro su cui trasferirci...
Non possiamo continuare a vivere in una società "usa e getta" su un pianeta finito.
Con le discariche non facciamo altro che sotterrare le prove, gli inceneritori non fanno che bruciare le prove, il problema non è "come eliminare i rifiuti", ma piuttosto come NON produrli.

Conferenza Dibattito
ZERO RIFIUTI
Interverrà
il Professor Paul Connett Paul Connett
Docente di. Chimica della St.Lawrence University

Domenica 27 gennaio 2008
Inizio ore 20:30
Presso
La sala piccola dell'ex convento di San Francesco
- Piazza della Motta -
PORDENONE

Volantino conferenza “Zero Rifiuti” del 27 gennaio 2008
Scarica e distribuisci il volantino della conferenza

Aggiornamento del 2/2/08
:
Sono disponibili le diapositive proiettate durante la conferenza “Rifiuti Zero”.


Il Centro di Riciclo fa concorrenza all’inceneritore



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Che fine fanno i nostri rifiuti? Quelli fortunati finiscono in un centro di raccolta e smistamento dove vengono selezionati e inviati alle aziende che li utilizzano nuovamente come materie prime. Il Centro di Riciclo di Vedelago fa questo e non solo: utilizza ciò che rimane dalla selezione e lo “macina” in modo da produrne mattoni, fioriere e dare nuova vita anche a ciò che “normalmente” finirebbe in inceneritore e discarica.

Recentemente l’Associazione “Amici di Beppe Grillo di Pordenone” ha organizzato una visita al Centro di Riciclo di Vedelago, in provincia di Treviso, per capire come questa Azienda gestisca la “questione rifiuti” per numerosi comuni veneti.
Al Centro  arrivano ogni giorno, dal lunedì al sabato, una media di 100 tonnellate di rifiuti (plastica, vetro, legno, ferro, alluminio, cartone).
Questo materiale ha origine dalla raccolta differenziata effettuata dalle Amministrazioni Locali o da aziende private.
In Italia esistono 25 impianti di questo tipo, solo tre sono privati, gli altri gestiti da aziende municipalizzate.
Il più grande centro di riciclo europeo si trova in Olanda.
iò che ci ha spinti ad andare a visitare il centro, oltre al livello nazionale che ha raggiunto l’azienda (il terzo impianto in Italia per quantità di prodotto selezionato e il primo per qualità), è anche e soprattutto il nuovo sistema adottato per il recupero di quel materiale che normalmente arriva al Centro ma che non può essere conferito alle aziende che materialmente riutilizzano il rifiuto come materia prima, perché non conforme alle caratteristiche richieste dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e dal Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica (COREPLA).
Ricordiamo che mediamente circa il 20% del materiale che arriva al centro è errato (per incuria o negligenza dei cittadini o di chi si occupa dell’organizzazione della raccolta) e che parte di quanto arriva ha caratteristiche non idonee ad essere recuperato. Questo per un centro che si occupa della differenziazione e della redistribuzione dei rifiuti diventa un problema, dovendo essere smaltito in discarica comportando costi non indifferenti.
I materiali che quotidianamente arrivano al Centro, a loro volta differenziati per categoria, vengono consegnati alle aziende che riutilizzano il nostro rifiuto come materia prima per la realizzazione di nuovi materiali (non all’incenerimento o in discarica).
Legno e cartone vengono selezionati manualmente nella primissima fase di differenziazione.
Meccanicamente invece vengono selezionati vetro, ferro e alluminio, che a loro volta vengono venduti direttamente, come il legno e il cartone, ai clienti per mezzo di gare e/o compravendita privata.
Il lavoro più lungo e impegnativo è dato invece dalla suddivisione certosina e manuale della plastica, attraverso una selezione spinta che differenzia in:
- flaconi/bottiglie bianche e trasparenti in PET,
- flaconi/bottiglie colorate in PET,
- parti leggere,
- parti di piccole dimensioni.
Mentre i primi due tipi rientrano nel mercato come materia prima, gli ultimi due diventano i protagonisti del nuovo trattamento all’interno del Centro

Parliamo quindi di come viene trattato il materiale non vendibile e non riciclabile (secondo i canoni imposti dalla legge e da CONAI - COREPLA).
L’impianto, frutto di una collaborazione continuativa con l’Università di Padova, è stato installato nel settembre 2007 (prima il Centro spendeva circa 50.000 – 60.000 euro al mese per lo smaltimento tradizionale: discarica o incenerimento).
In esso vengono introdotti tutti i rimasugli di piccole dimensioni (plastica o carta) e la plastica leggera che non è definibile come imballaggio. All’interno dell’impianto questo materiale viene fatto passare attraverso un trituratore primario e successivamente attraverso un densificatore che sostanzialmente strizza il materiale tra due rulli. Tale compressione determina un surriscaldamento della plastica (a circa 180°C); ne deriva una massa grigiastra che viene fatta nuovamente passare attraverso un secondo trituratore e raffreddatore. Il prodotto che ne deriva (una specie di sabbia di grossa granulometria) viene rivenduto a prezzi competitivi ad aziende per essere utilizzato per lo stampaggio plastico (es: schienali di sedie, pallet, panchine e vasi) o per l’edilizia (mattoni, pali,…).
Questo sistema permette quindi di dare nuova vita a ciò che altrimenti sarebbe stato semplicemente un qualcosa di cui disfarsi attraverso incenerimento e discarica, con conseguenti costi per la collettività.

Uno dei problemi gestionali che saltano all’occhio in una visita ad un centro come questo è anche la differenza con cui ogni comune gestisce la raccolta dei rifiuti: la fantasia degli amministratori locali (o peggio la finalità oscura per cui la raccolta differenziata viene avviata: incenerimento da una parte o riciclo dall’altra), crea ovviamente confusione nella cittadinanza e difficoltà gestionale nei centri di riciclo.
Secondo quanto affermato dalla portavoce dell’Azienda il sistema “porta a porta” ad esempio responsabilizza maggiormente i cittadini rispetto ai bidoni in strada.
Inoltre la molteplicità e l’ambiguità delle tipologie di imballi e confezioni spesso crea confusione nei cittadini, che conseguentemente non conferiscono i rifiuti in maniera corretta.
Durante questa visita, che consigliamo a tutti (previo appuntamento i gestori del Centro sono a disposizione per visite guidate anche a scolaresche), ci sono stati chiariti diversi dubbi, e ci è stata data la possibilità di ragionare su questioni tutte italiane, come le perplessità che esprimiamo di seguito.
Ci chiediamo perché in Italia molti oggetti in plastica, anche se materialmente identici a una bottiglia o a un flacone, non possono essere riciclati (secchi, piatti e posate in plastica, ecc…), in quanto per legge solo ciò che il consorzio nazionale riconosce come imballaggio può essere riciclato e usufruire del contributo che il produttore paga (indirettamente noi cittadini al momento dell’acquisto) per immetterlo nel mercato. Stesso discorso vale ad esempio per il Tetrapak, che, anche se spacciato per cartone riciclabile, in realtà non viene riutilizzato dalle cartiere perché troppo costoso e inquinante dividere la parte riciclabile dalla pellicola interna… ma la pubblicità ci dice che il Tetrapak è amico dell’ambiente!!!
Infine, visto che ai Comuni, una volta accertate le quantità e le qualità dei materiali destinati al riciclo, viene riconosciuto il contributo CONAI (indirettamente pagato da noi cittadini al momento dell’acquisto di un qualsiasi bene confezionato in un contenitore: acqua in bottiglia, detersivi, alimentari…), due considerazioni sorgono spontanee:

  1. il Comune, almeno in una percentuale, non ci perde, ma ci guadagna nel mandare a riciclo, piuttosto che a discarica, quindi, perché tanta reticenza nell’organizzare una seria raccolta differenziata?

  2. nel caso in cui i cittadini non riciclassero (o piuttosto differenziassero per poi mandare tutto quel che brucia meglio a incenerimento o termovalorizzazione), i soldi non uscirebbero dai vari consorzi, e quindi, chi glielo fa fare al consorzio stesso di incentivare la raccolta differenziata?

Linda


Caro Ambiente, forse ci siamo: i Comuni a 5 stelle.

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Vedo una sola possibilità. Per riappropriarci dei nostri diritti naturali. Del territorio, dell’acqua, dell’aria, della luce, della salute, dei trasporti, dell’ambiente. Tutta roba nostra di cui siamo stati espropriati dai partiti. Ripartire dai Comuni... Esprimete liste civiche in ogni Comune. Un programma che tuteli voi, i vostri figli, il futuro. Non permettete che una sola decisione venga presa senza consultarvi. E su questo punto siate chiari, duri, intransigenti, con sindaci e assessori. Vostri dipendenti. Chi viola la regola, fuori a calci nel culo.

Con queste parole Beppe Grillo - non il politico che si è candidato alle ultime elezioni per la Lista dei Grilli Parlanti, ma il comico genovese che si è rivelato il polemizzatore più scomodo alle istituzioni ed alla stampa nazionali in occasione dei suoi due Vaffaday - accoglie l’iniziativa promossa dall’Associazione dei Comuni Virtuosi: il Premio Comuni a 5 stelle (Buone prassi per una decrescita felice). Lo scopo del concorso è quello di incentivare i progetti capaci di istituire a livello locale le “buone prassi amministrative” dei Comuni che si ispirano alla cultura bio e alla decrescita felice, per un'economia ecologicamente e socialmente sostenibile, nel modo enunciato da Nicholas Georgescu-Roegen.
La prospettiva proposta per questo nuovo modo di gestire la “res pubblica” implica l’adozione di nuovi modelli socioeconomici e produttivi, equi e compatibili con le leggi fondamentali della natura ed i vincoli ecologici; nonché la partecipazione diretta della cittadinanza alle politiche ed alle scelte quotidiane di governo del territorio. Gli strumenti da usare in questa sfida che ci coinvolge tutti sono proprio quei valori che le società civili moderne sembrano non potere e/o non volere considerare come fattori essenziali per il progresso e l’evoluzione dell’umanità: l’equa distribuzione delle risorse e delle ricchezze, la solidarietà, la collaborazione e l’interesse collettivo.
Sono infatti questi i principi da osservare per le amministrazioni locali desiderose di ottenere un prestigioso riconoscimento ufficiale dalla commissione giudicatrice, che nell’edizione del 2007 era composta da Maurizio Pallante (autore di numerosi testi sulla decrescita felice e consulente per il Ministero dell’Ambiente), Gianluca Carmosino (giornalista), Alessandra Bonfanti (Coordinatrice Castelli di Pace), Ignazio Garau (Coordinatore Città del Bio), Gianluca Fioretti (Sindaco di Monsano), Marco Boschini (Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi). E’ previsto un premio (o meglio una “stella”) per i Comuni che più degli altri riescono a convincere la giuria del carattere innovativo e concreto delle loro linee d’azione in una delle seguenti categorie:
  • gestione del territorio, con l’attuazione dell’opzione cementificazione zero, il recupero delle aree dismesse, la progettazione partecipata, la bioedilizia, l’ospitalità e il turismo sostenibile (attraverso la ristorazione bio e la filiera locale, il contenimento dei consumi ecc.);
  •  impronta ecologica della “macchina comunale”, che deve tenere conto dell’efficienza energetica delle fonti innovative a fronte del loro impatto sull’ambiente e aprire nuovi canali di produzione e di consumo a favore della collettività, come gli “acquisti verdi” e le mense biologiche;
  • rifiuti, per una raccolta differenziata porta a porta sempre più spinta e per la realizzazione di progetti miranti alla riduzione dei rifiuti e al loro riuso;
  • mobilità sostenibile, per l’introduzione di mezzi e di sistemi di spostamento sempre più convenienti, pratici ed economici, già noti e diffusi all’estero, come il “car-sharing” o il “car-pooling”, il trasporto pubblico integrato, il Piedibus e l’utilizzo di carburanti meno inquinanti rispetto a quelli ricavati dal petrolio;
  • nuovi stili di vita, da promuovere e da diffondere tra la cittadinanza, che è chiamata ogni giorno a compiere scelte e ad assumere comportamenti sobri e sostenibili; ne sono stati descritti e prospettati ormai parecchi esempi, come l’autoproduzione, l’accorciamento della filiera produttiva e distributiva, la produzione di cibo biologico e di stagione, il sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, lo sviluppo della “green economy”, la promozione della cultura della pace, la cooperazione e la solidarietà, la diffusione del commercio equo e solidale, la finanza etica, le “banche del tempo” ecc. Vi è inoltre una categoria speciale che premia gli enti locali attivi a 360 gradi su progetti e strategie da attuare in tutti gli ambiti sopra citati. E’ possibile consultare la lista con la relativa graduatoria dei comuni che hanno preso parte al concorso nel 2007 all’indirizzo http://www.newsfood.com/Articolo/Italia/20070823-Premio-Comuni-5-stelle-Graduatoria-progetti.asp.
Va sottolineato che perseguire la cultura bio e la decrescita felice significa ridurre non soltanto l’impatto sull’ambiente ma anche i costi e gli sprechi di cui si ritiene tradizionalmente responsabile la Pubblica Amministrazione. Secondo Marco Boschini, è questo il concetto base da cui partire per convincere le amministrazioni locali ad agire in questa direzione. Ad esempio, spiega, la raccolta differenziata contribuisce ad una sensibile riduzione dei costi di smaltimento dei rifiuti, che vengono prodotti in quantità minore, e l’introduzione degli “acquisti verdi” garantisce una qualità migliore dei prodotti utilizzati, con la conseguente diminuzione della spesa complessiva di gestione e un risparmio sulla bolletta energetica.
Tuttavia, diventare “Comune Virtuoso” significa dover sottoporre l’apparato amministrativo di un ente - non solo funzionari ed infrastrutture ma anche strategie, accordi e modus operandi - ad una totale revisione interna, se non ad un riesame dei rapporti d’interesse che si sono consolidati nel corso della storia dell’ente stesso e che non sempre si conciliano con elementi d’innovazione e di cambiamento [...]. Di riflesso, estendendo questo discorso alle realtà delle Province e delle Regioni, ma anche su scala nazionale, temi così attuali come la bioeconomia e la decrescita felice rimangono assenti nei dibattiti pubblici per essere insabbiati nell’indifferenza diffusa e ottusa della stampa e della “politica alta”. Insomma, sempre a dire di Boschini, “le istituzioni vivono questa esperienza [il progetto “Comuni Virtuosi” nda] con fastidio, ma la cosa non ci preoccupa.”
D’altra parte, il crescente interesse della cittadinanza a controllare la gestione del territorio e delle sue risorse ha incoraggiato numerose sperimentazioni concrete in giro per l’Italia e consentito all’Associazione dei Comuni Virtuosi di promuovere tante iniziative per una maggiore informazione e una maggiore consapevolezza sull’opportunità di questo progetto lungimirante: il sito Internet istituzionale www.comunivirtuosi.org, le tre pubblicazioni fatte con la Editrice Missionaria Italiana (“Comuni virtuosi”, “In Comune”, “Caro sindaco new global”), la guida edita con Ancitel (“Ambiente in Comune”), i convegni promossi nel campo della sostenibilità ambientale e lo stesso “Premio Comuni a 5 stelle”.
Caro Ambiente, forse ci siamo: abbiamo trovato una strada nuova, l’unica che ci rimane da seguire!

Alessandro